domenica 22 aprile 2012

L'Amour Fou


(Un mio articolo di esattamente un anno fa)

Presentato al cinema Odeon di Firenze, in collaborazione con Festival dei Popoli, Bim distribuzione e  la casa d’aste Christie’s, il documentario di Pierre Thoretton L’Amorur Fou che ripercorre la storia del grande amore tra il celebre stilista Yves Saint Laurent, scomparso nel giugno 2008 e l’industriale Pierre Bergé durato 50 anni.
La proiezione è stata introdotta da Stefania Ippoliti: «Questo film racconta la storia di un grande amore e di un incredibile talento, una storia piena di buon gusto e di amore per il bello e per le persone.»



«Sono contento che il film venga proiettato alla presenta di un pubblico così numeroso» ha proseguito Giorgio Bonsanti, presidente del Festival dei Popoli, rivolgendosi alla platea dell’Odeon al completo «ciò dimostra la varietà del pubblico che è affezionato al Festival dei Popoli che è tanto curioso di vedere un documentario sull’Amazzonia, come lo è di conoscere la vita e le passioni di una icona del mondo della moda come Yves Saint Laurent. Personalmente ciò che più mi ha colpito di questo film è stata la figura di Pierre Bergé, un personalità di grande interesse.»
Alessandra Mammi storica dell’arte e corrispondente per L’Espresso ha introdotto l’intervento di Maria Luisa Frisa, critica di moda: «È una straordinaria opportunità per voi che siete qui stasera poter vedere questo film, già presentato e accolto con entusiasmo  ai festival di Toronto e Roma, proiettato sul grande schermo. È un incredibile racconto dell’armonia fra le arti nel Novecento.»
«Yves Saint Laurent è stato un innovatore ed è, insieme a Coco Chanel e a Giorgio Armani uno dei grandi rivoluzionari della storia della moda. Braccio destro di Christian Dior, a soli 20 anni ottenne un grande successo con la sua prima sfilata. Era un creativo, ma al contempo, come spesso accade, una persona estremamente fragile. È lui che ha ideato il nude look e che ha vestito le donne con alcuni capi d’abbigliamento considerati prettamente maschili. È il designer che ha creato gli abiti per la vera donna moderna e intuendo che l’haute coture non era alla portata di chiunque ha fondato l’Yves Saint Laurent Rive Gauce. Ha sposato l’arte contemporanea con la moda realizzando le collezioni ispirate a Mondrian, alla Pop Art e a Picasso.





Nel 2002 ha dichiarato di essere stato per lungo tempo schiavo di droghe e alcool a causa della sua incapacità di essere felice a lungo, poiché schiacciato dal peso di dover essere creativo.



Questo splendido film è anche la preziosa opportunità di conoscere Pierre Bergé, colui che gli è stato accanto per tutta la vita, e di capire nel profondo il meccanismo di questa grande storia d’amore.»




L’Amour Fou è un raffinato viaggio nel mondo e nella vita di uno dei più grandi artisti del Novecento, oltre che la struggente storia del grande amore fra due uomini. Muovendosi su due binari: quello sentimentale dei ricordi, dei successi e degli eccessi raccontati dalla stessa voce di Pierre Bergé nella lunga intervista che si snoda per tutta la narrazione, e quello artistico con la storia della straordinaria collezione di oggetti d’arte Saint Laurant- Bergé che è stata venduta all’asta nel 2009 con un ricavato che è stato in parte devoluto alla ricerca per l’AIDS nella quale l’industriale francese è impegnato da molto tempo.



Dell’uomo Yves emerge il genio e la fragilità propri dell’enfant prodige che esordisce a soli 20 anni imponendosi come un vero e proprio fulmine a ciel sereno nel panorama della moda. 



Affetto da una timidezza patologica e sovrastato dall’enorme responsabilità di dover essere creativo non ha mai smesso di amare le donne e di mettere il suo incredibile talento al loro servizio per renderle sempre più consapevoli e sicure di se stesse. 



Sono corpi delle mannequin, che Saint Laurant definisce le sue eroine, e fra i quali spiccano due differenti modelli di femminilità e icone del nostro come Carla Bruni e Letitia Castà, che indossano le sue stupefacenti creazioni che dominano lo schermo nelle sequenze delle sfilate della maison dagli anni 60 a oggi




La maestosa bellezza delle dimore di Parigi, di Marrakech e dello chateau in Normandia nelle quali si ammira tutto ciò di cui queste due persone si sono circondate nella loro vita (le opere di Picasso, Matisse, Mondrian Andy Warhol) si svelano solo per brevi attimi per poi mostrarci il lo smantellamento in vista dell’asta da Christie’s mentre Pierre Bergé continua a raccontare la sua storia con Yves mostrato nelle foto e nei filmati dalla freschezza e dall’innocenza della gioventù al decadimento dopo gli abusi di droga, nel suo costante sforzo di essere nel contempo all’altezza del suo genio perseguendo l’obbiettivo di incontrare veramente se stesso. 






Emblematica la sequenza alla metà del film, immediatamente dopo il racconto fatto da Bergé degli anni più difficili dominati dagli eccessi più sfrenati, dello spot del profumo Opium realizzato nel 1985 che aveva come protagonista Linda Evangelista alla disperata ricerca di una nuova boccetta di fragranza in un quartiere orientale come una tossicomane in preda ad una crisi di astinenza che paga poi con una mazzetta di banconote ad una specie di pusher.



Un documentario di grande forza che non si pone in nessun modo come prodotto ad esclusivo consumo degli appassionati ma che piuttosto si affianca ad altri recenti esperimenti (The september Issue e Valentino The Last Emperor) come punto di partenza per indagare l’arte in una delle forme nel quale sempre meglio si esprime nel nostro secolo: la moda.

martedì 3 aprile 2012

L'arbre

Premessa: questo è un articolo che ho scritto davvero molto tempo fa per esercizio. Avevo visto questo splendido film e avevo sentito l'esigenza di scriverne. Lo stile quindi è acerbo e di quando in quando accorato, ma lo pubblico volentieri senza nessuna correzione su questo spazio che, al momento della stesura, non era ancora nato.



L'ARBRE di Julie Bertuccelli:
Dawn: Secondo te noi siamo una famiglia felice?
Tim: Le famiglie felici sono noiose.



Nel film di Richard Attenborogh del 1994 Viaggio in Inghilterra, Antony Hopkins nei panni dello scrittore C. S. Lewis diceva che noi leggiamo per sapere che non siamo soli; L'Arbre di Julie Bertuccelli ci insegna che non siamo soli.
Lo splendore dei sentimenti e della natura-

Un film sul dolore della perdita, sulla crescita e soprattutto uno struggente inno alla forza della vita e all'amore il bellissimo L'Arbre, seconda opera della regista italo-francese Julie Bertuccelli presentato nel corso di France Odeon 2010. In questa pellicola passata con successo fuori concorso al Festival di Cannes, la regista, già assistente alla regia di Otar Iosseliani, Krystof Kieslowski, Bertrand Tavernier ha messo in scena il romanzo di Judy Pascoe Our Father who art in the tree (Padre Nostro che sei nell'albero, Una favola vera, edito da Bompiani).



Una coppia vive in Australia con i figli, 3 maschi e una bambina, in una casa immersa in una natura lussureggiante. Il padre un giorno muore per un attacco cardiaco mentre riportava la figlia a casa e si va a schiantare proprio addosso allo splendido e gigantesco albero cresciuto praticamente a ridosso della casa. Da qui in avanti ognuno dei componenti del nucleo familiare cercherà di andare avanti trovando nuova motivazione nella perdita e talvolta stando insieme talvolta attraversando da soli questo percorso di rinascita, svilupperanno nuove sensibilità e nuove risorse imparando a conoscersi l'uno con l'altro sempre di più.
 Il film è davvero molto bello, e, come si dice in questi casi delicato. Produzione francese ambientata completamente in Australia prende le mosse da un progetto ambizioso ma da nessuno mai realizzato per problemi di diritti d'autore ovvero quello di girare un film tratto dal romanzo di Italo Calvino Il Barone Rampante. La storia scritta da Judy Pascoe offre comunque uno spunto interessante dal quale la regista è riuscita ad estrarre riflessioni di grande importanza e gravità. Il lutto è indagato nell'animo di chi è rimasto e deve continuare ad andare avanti, i rapporti familiari sono scandagliati senza retorica e da punti di vista del tutto inusuali, come quello della madre, interpretata dalla straordinaria Charlotte Gainsbourg, che comprende e forse rivive, osservando la figlia Simone e la sublimazione del suo dolore, l'amore totale di una bambina di 8 anni verso il padre, o del figlio adolescente che sviluppa una imprevedibile maturità ritrovatosi suo malgrado a ricoprire il ruolo del maschio adulto di casa.
Il paesaggio Australiano è egregiamente fotografato e inserito nel racconto, diviene parte di esso e della vita dei protagonisti, come l'albero  che diventa a tutti gli effetti personaggio e la natura  esuberante che entra di forza nella casa dei protagonisti e della quale essi non possono e non vogliono liberarsi



Un film che ci insegna qualcosa su di noi e sulla nostra reazione ai traumi che non è mai scontata e spesso ci sorprende. Rinascita, crescita e cambiamento che la luce abbagliante e gli sconfinati spazi dell'Australia fanno sembrare possibili; un futuro diverso nel quale, secondo la filosofia della piccola Simone, si può scegliere se essere tristi o felici. Una storia che ci offre uno spaccato lucido sulla vita interiore dei bambini, sulla loro vitalità e sulla loro ingenua scaltrezza nell'approccio alla vita e al dolore.

giovedì 9 febbraio 2012

English Roses

Ci sono attori e attrici di una stessa generazione le cui carriere appaiono profondamente connesse per il tipo di ruoli scelti, per alcuni tratti fisici condivisi e, per il pubblico italiano, spesso anche per il fatto di avere la stessa voce, ovvero lo stesso doppiatore. I primi due esempi che mi vengono in mente sono Robert De Niro e Al Pacino, seguiti da Glenn Close e Meryl Streep (che quest'anno concorrono per il premio Oscar entrambe nella categoria Miglior Attrice).

In questo post ho pensato di divertirmi mettendo a confronto 2 bellissime e talentuose attrici inglesi: Rachel Weisz e Kate Winslet. Due interpreti di rango che hanno saputo costruire una carriera di spessore senza rinunciare al glamour.

                                                                 ESORDI:



Kate: Classe 1975. Dopo qualche apparizione in tv, la grande occasione arriva nel 1994 con l'inquietante Creature dal cielo di Peter Jackson al quale seguono Ragione e Sentimento, Amleto di Kenneth Branagh fino alla svolta nel 1997 con il ruolo della protagonista femminile in Titanic.




Rachel, nata nel 1970 anche lei inizia la sua carriera con serie tv, ma è nel 1996 che si fa notare nel film di Bernardo Bertolucci Io ballo da sola (anche se la travolgente bellezza di Liv Tyler, protagonista della pellicola, la mette un po' in ombra). Nel 1999 arriva la consacrazione nel cinema mainstream con il blockbuster La Mummia.


CARRIERA:



Kate: Grandi varietà di ruoli e scelte spesso non facili, quasi estreme, ma sempre in un crescendo di bravura
e stile che non può non essere riconosciuto.



Una spiccata propensione ad esplorare il suo lato più dark ostentando anche una buona dose di erotismo la rendono eccellente nello spregiudicato Holy Smoke (1999) di Jane Campion, al quale segue il decisamente più patinato Quills: La penna dello scandalo sulla vita del Marchese De Sade. 

Nel 2003 con Eternal sunshine of the spotless mind di Michel Gondry, Kate Winslet si impone definitivamente come una delle attrici più stimate dal pubblico e dalla critica. 6 anni più tardi, dopo la nascita di 2 figli arriva il ruolo che le vale il premio Oscar (The Reader), e sempre lo stesso anno si aggiudica anche il Golden Globe con Revolutionary Road.
Nell'ultimo anno Kate è stata protagonista dello splendido Mildred Pierce, una miniserie per la tv diretta da Todd Haynes presentata alla Mostra del Cinema di Venezia.

Rachel:
Coraggiosa (Il nemico alle porte), intrepida (Constantine), impegnata (The Costant Gardener). Con i suoi ruoli scelti sempre con grande attenzione e, fino ad adesso, anche con una certa parsimonia, Rachel Weisz ha portato sullo schermo il profilo di una donna che è una vera e propria eroina moderna.


Spesso scelta per interpretare il ruolo madre Rachel riesce a donare alle sue interpretazioni al contempo fragilità e tenacia, specialmente se penso agli ultimi film in cui l'ho vista (Amabili Resti e Agorà). Stando ad IMBD la sua agenda è piena di film in uscita.

OSCAR 

Se ne sono aggiudicato uno entrambe: Rachel nel 2006 con The Costant Gardner e Kate nel 2009 con The Reader




 UN FAMOSO REGISTA:

Nella vita privata di entrambe ce ne è stato uno: Rachel Weisz ha vissuto con Darren Aronofsky (Black Swan) per quasi 10 anni, mentre Kate Winslet ha divorziato lo scorso anno dal regista Sam Mendes (American Beauty), i due erano sposati dal 2003.






Entrambe sono state dirette una volta dai loro rispettivi ex compagni: Rachel nel 2006 in The Fountain e Kate nel 2008 in Revolutionary Road.

BEAUTY TESTIMONIAL:

Se Kate Winslet è da qualche anno uno dei volti Lancome, marchio per il quale ha sponsorizzato anche una collezione speciale dedicata ad un'iniziativa benefica per aiutare i bambini affetti da autismo (The Golden Hat), Rachel Weisz ha abbracciato la filosofia dell'Io Valgo di L'Oreal, promuovendo una linea antietà.

BONUS:

Rachel Weisz lo scorso anno è convolata in gran segreto a nozze con il collega Daniel Craig (007 Casinò Royale, Millennium Uomini che odiando le donne). La loro discrezione nel gestire il loro rapporto con  i media, o forse il non gestirlo affatto mantenedolo semplicemente una cosa privata della quale non si può far cenno nelle interviste, è merce piuttosto rara nell'epoca dei Beckam o dei Brangelina.




Non sono una coppia di innamorati, ma solo di fraterni amici. Anche se per molte ragazze della mia generazione sarebbe la materializzazione di una fantasia adolescenziale il sognare qualcosa di più, è solo affetto e stima quello che lega Leonardo Di carpio e Kate Winslet


Io confesso un debole per questa coppia, e riesco a consolarmi solo ripensando a quando Kate sul palco dei Golden Globe 2009, raggiante con il suo premio ottenuto con l'eccellente performance in Revolutionary Road, ha salutato Leonardo dicendo qualcosa tipo "I love you so much", e lui le ha risposto con un bacio mandato a fior di labbra....

A Presto!






domenica 15 gennaio 2012

Look like Kim in 9 weeks and half

Ho sempre trovato che 9 settimane e mezzo fosse un gran film. In generale io amo tutti i film di Adrian Lane per la loro potente qualità visiva, l'attenzione al dettaglio e alla fotografia (probabilmente un retaggio del suo passato in pubblicità), e ritengo che, al di là del contenuto costituiscano un'esperienza visiva molto interessante.

L'aspetto di 9 weeks and half sul quale in questo pigro post domenicale mi voglio soffermare è lo strepitoso look di Kim Basinger nel film.


Prima cosa che mi fa impazzire: il trucco! Smokey eye più nero che grigio solo sulla palpebra inferiore e sopracciglia quasi invisibili. Non mi viene in mente nessun'altra alla quale potrebbe stare così bene.





Labbra: talvolta nude, talvolta rosse, ugualmente spettacolari e voluttuose.



Seconda cosa: le mani. Kim non ha delle mani femminili, sono piuttosto grandi e nervose, le si vedono molto i tendini, e neanche le unghie hanno una forma regolare, ma in questo film sono perfette con la loro manicure rossa fuoco che spuntano dai cappotti, dalle giacche rigorose e dai maglioni sformati di Lizzie (il personaggio della Basinger) per posarsi sul misterioso John (Mickey Rourke). 


Terza cosa: il guardaroba di Lizzie. Maglioni oversize, tailleur rigorosissimi dai quali spuntano le sue gambe chilometriche, camicie di flanella o di seta, impermiabili e cappelli.














 Facendo qualche ricerca ho notato che qualcuno ha anche preso ad esempio il look di Kim per creare degli azzeccati raffronti col presente (anche se non capisco l'inserto di Batman....)




Concludendo, mi rendo perfettamente conto che 9 settimane e mezzo è entrato nell'immaginario collettivo per ben altri motivi:






Ma ritengo che a prescindere dal forte contenuto erotico,  abbia, come quai tutti i film, più di una chiave di lettura che vale la pena di essere approfondita (sicuramente con una precisione che io non ho applicato in questa pigra digressione modaiola).

A presto!

venerdì 13 gennaio 2012

Coriolanus



Quando si parla dell’adattamento in chiave moderna di una grande opera del passato si è soliti citare questa affermazione di Betold Brecht: «Per rispettare davvero i classici, non dobbiamo lasciarci intimidire da loro, bensì ascoltarli con orecchio fresco e nuovo». Sembra, secondo le prime critiche, che la lezione del drammaturgo tedesco sia stata ben applicata da Ralph Finnes che ha esordito alla regia con una versione cinematografica di Coriolano di William Shakespeare.




Spostando l’ambientazione dalla Roma pre-imperiale alla guerra in Bosnia, Finnes ha diretto, interpretando il ruolo del protagonista, quello che è stato definito “un aggiornamento brillantemente brutale della tragedia di Shakespeare”. Per raccontare la storia del condottiero romano Finnes ha voluto a suo fianco Vanessa Redgrave nel ruolo della madre Volumnia, Jessica Chastain (Virgilia, moglie di Coriolano) e un inedito Gerlald Butler per la parte di Tullio Aufidio.



L’adattamento della tragedia curato da John Logan (L’ultimo Samurai, Il Gladiatore), contrariamente al metodo adottato da Kenneth Branagh e da Laurence Oliver prima di lui, sembra essere caratterizzato da una generale volontà di elisione di alcuni ruoli e di diverse porzioni di testo (solo le battute di Volumnia\Vanessa Redgrave sembrano essere quasi intatte). La fotografia di Barry Ackroyd (United 93, Greene Zone, The Hurt Locker) dalle 
sequenze inserite nel trailer  spoglia la storia di qualsiasi riferimento al classicismo delle rivisitazioni cinematografiche shakespeariane a cui siamo abituati in favore di un realismo sorprendente, degno di un action movie.



Un ruolo, quello di Coriolano, già affrontato da Finnes sul palcoscenico nel 2000 e che, ha dichiarato in una recente intervista ad un quotidiano inglese in occasione della premiere del film in UK, lo ossessiona da allora:«Qualcosa di questo ruolo mi si è appiccicata addosso e non se ne è più andata.» L’attore, proveniente da una numerosa famiglia di artisti – oltre al fratello Joseph (Shakespeare in love, Il Mercante di Venezia) anche la sorella Martha è una regista cinematografica- ha anche parlato del suo primo approccio a Shakespeare: «Mia madre (la scrittrice Jennifer Lash) me lo ha fatto conoscere quando ero ancora molto piccolo: mi raccontò con le sue parole la storia di Amleto che mi impressionò fortemente. Poi mi regalò dei nastri con le registrazioni dell’interpretazione di Laurence Olivier; non capivo tutto ma ero rapito da quella voce.»
Finnes che presto vedremo nell’adattamento del romanzo di Charles Dickens Grandi Speranze targato Mike Newell (4 matrimoni e un funerale Donnie Brasco, Harry Potter e il calice di fuoco), maneggiando del materiale evidentemente conosciuto, valutato e già sperimentato in ambito teatrale, ha esordito a 49 anni con la regia di un’opera che si distingue a detta dei critici per la sua chiarezza e intelligenza, per le scene accattivanti e per una raffinata attenzione al dettaglio. Sulla scelta di una trasposizione in chiave moderna per un’opera fra le più complesse e difficilmente classificabili delle letteratura elisabettiana inglese l’attore regista ha spiegato:«Le cose che accadono in questa tragedia potrebbero accadere anche ora ed io volevo che il pubblico stabilisse una connessione immediata con questa storia che indaga la relazione fra l’autorità e il potere e i sentimenti da cui essi sono governati.»



martedì 18 ottobre 2011

10 of my favourite male characters in movies

1) Stanley Everett Cox: Robert De Niro: Lettere D'amore (1989). Il cuoco analfabeta che impara a leggere, scrivere e ad amare dalla splendida Jane Fonda.



2) Il giurato 8: Harry Fonda Parola ai giurati (1957) di Sidney Lumet. L'uomo tranquillo, pacato e tenace che farà rovesciare il verdetto oltre ogni ragionevole dubbio.


 3) Elliot Moore: Mark Walberg E venne il giorno. (2008). Il professore di biologia alle prese con una inspiegabile catastrofe ambientale che durante la fuga dal terribile virus riconquista la moglie Zooey Deschanel.



4) Johnny Al Pacino Paura D'Amare (1991) Ex galeotto che nel ristorante dove va a lavorare come cuoco incontra la disillusa Michelle Pfiffer e la fa innamorare "per sempre e malgrado tutto".



5) Philip Chaney: Tim Roth, Captives, altro galeotto dal passato burrascoso che vive una infuocata passione con Julia Ormond, una dentista mandata nel carcere per curare i detenuti.



6) Mich Emhoff : Matt Damon, Contagion (2011), il padre che rimasto vedovo scopre di essere stato tradito dalla moglie (Gwynnet Paltrow) e in una delle ultime sequenze del film organizza per la figlia costretta in casa dalla quarantena un ballo di fine anno con il suo ragazzo sulle note di All I want is you degli U2.



7) Frank P Doel Anthony Hopkins 84 Charing Cross Road (1987). Il libraio inglese che intrattiene una corrispondenza erudita e sentimentale con Anne Bancroft.





8) Jack Trainer: Harrison Ford Una donna in carriera. Uomo d'affari e rubacuori, fa ubriacare Melanie Griffith ma non approfitta di lei, comicia a lavorarci insieme e se ne innamora.



9) Ronnie Cammareri :Nicholas Cage, Stegata dalla luna. Il fornaio senza una mano e dal cuore infranto che si innamora di Cher e la porta ad ascoltare La Boheme al Metropolitan.



10) Commissario Sanzio : Toni Servillo, La ragazza del lago di Andrea Molaiaoli (2007) . Ruvido ma sensibile, capace di analizzare e capire. Ancora innamoratissimo della moglie nonostante tutto. Si rende subito conto che nel delitto che indaga "ci stanno di mezzo i sentimenti" e si domanda durante una discussione con la figlia "perchè le donne quando litigano, litigano dispalle".



A presto!